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La Creativita' e l'Arte non sanno che farsene dei produttori.

Si sentono spesso negli ultimi tempi rimostranze da parte dei detentori di diritti d'autore sul facile accesso ai contenuti che si puo' ottenere tramite internet, e sui danni che loro, di conseguenza ne ricevono.

Le leggi sul diritto d'autore sono nate per far si che una persona riceva il giusto riconoscimento e la giusta tutela per le proprie opere. Il principio dietro queste leggi che e' sacrosanto, e in origine, un autore vedeva la propria opera tutelata per circa 30 anni (con i conseguenti benefici economici). Oggi la difesa del diritto d'autore ha assunto tinte grottesche, arrivando a tutelare un autore ben oltre i 70 anni dopo la sua morte.

Dietro il diritto d'autore, ed a difesa di esso, si nascondono tanti parassiti, che, attaccati all'organismo ospite, non hanno alcuna intenzione di abbandonarlo.

I produttori, nella difesa dei privilegi acquisiti negli ultimi anni, additano le innovazioni della tecnologia come il veicolo della distruzione dell'Arte e della Cultura, paventando la sterilizzazione della creativita': l'industria dei contenuti senza di loro non potrebbe andare avanti.

Quanta arroganza.

LA CREATIVITA' POTRA' FAR TRANQUILLAMENTE A MENO DI LORO.

Ci sono diversi motivi che fanno capire ai piu' attenti che l'unica scomparsa sarebbe quella delle ville miliardarie in cui dimorano questi parassiti.
Costoro additano le connessioni ad internet a banda larga e l'avvento dei masterizzatori come le cause della crisi del loro mercato. Vorrebbero essere gli unici detentori delle tecnologie, dato che hanno cercato di far dichiarare illegali i masterizzatori casalinghi.
Secondo loro, non potendo piu' vendere i DVD, CD e VideoCassette, non avranno piu' i soldi per produrre brani musicali splendidi, film di alta qualita', ecc...

A questo punto le ipotesi sono due:
O questi signori ci prendono per stupidi, o sono dei crassi ignoranti presuntuosi.
Sorge la domanda, ma prima dell'arrivo dei discografici non esisteva la musica?
L'Arte, la Musica, esistevano ben prima dell'avvento di DVD e CD, i musicisti sono riusciti a creare opere immortali, opere che oggi sono patrimonio dell'intera umanita': pensiamo a Bach, Schumann, Beethoven, Strauss, solo per dirne alcuni... nel passato i grandi non sono mancati, e la loro creativita' non e' stata certo soffocata dall'assenza dei produttori. I discografici di oggi pensano SOLO ed esclusivamente al profitto. Si investe nell'opera di un certo musicista non per il suo valore artistico, ma solo perche' possa vendere quanti piu' dischi in meno tempo possibile: musica usa e getta. Musicisti bruciati, spesso progettati a tavolino per seguire le tendenze e vendere il piu' possibile prima che questi finiscano (per fortuna) nel dimenticatoio (come le varie Britney Spears, precedute da gruppi stile Take That e/o Spice Girls), che non hanno nulla da dire artisticamente.

Discorso analogo per il cinema. Quando i supporti per l'home video non esistevano, grandi opere cinematografiche sono state comunque realizzate, il cinema e' andato avanti e ha prosperato. Quindi l'assenza di un mercato dell'home video (DVD e VideoCassette) non e' determinante per la produzione. E' un'entrata in piu' nei bilanci delle case produttrici (e una villa in piu' per i produttori) cui non si vuol rinunciare.

I produttori dicono che investono per la ricerca dei nuovi talenti, e con lo scambio di file su internet le loro risorse si ridurrebbero, e quindi loro non potrebbero piu' investire nell'innovazione.
Arapit e' fenest, anna asci' e 'ppall.. (dal napoletano, "Come son grosse certe bugie!").
Al giorno d'oggi, se un certo gruppo musicale o un certo cantante non ha successo al primo album, difficilmente ne vedra' prodotto un secondo. Eppure nella musica moderna non tutti hanno sfondato subito, pensiamo a nomi altisonanti nel mondo del rock come il "Boss", Springsteen, (che solo a terzo o quarto album e' riuscito ad avere successo), i Black Sabbath (successo solo col secondo album), e molti altri.

Oggi, a causa della voracita' e della miopia dei discografici, chissa' quanti Springsteen, e quanti Black Sabbath (ispiratori di molti altri gruppi musicali) ci siamo persi.
Il gruppo "Le Vibrazioni" e' un palese esempio dell'inutilita' del supporto delle case produttrici: e' riuscito a farsi strada da solo, facendo leva sulle proprie capacita'.
Questo e' un chiaro esempio di come funzionano "l'innovazione e la ricerca" dei discografici: si cercano artisti che si siano affermati gia' in certi ambiti, e si e' poco disposti a rischiare con dei perfetti sconosciuti.

A detta dei produttori, una voce consistente nel capitolo spese e' il costo delle attrezzature.
Non prendiamoci in giro... ogni giorno le tecnologie si evolvono, al punto che oggi una persona dotata di un modesto pc riesce a fare cio' che si poteva fare 10 anni fa nelle migliori sale di registrazione.
I produttori dicono ancora: "con i soldi ricavati da dischi/film venduti paghiamo gli autori/ musicisti/attori". Bisognerebbe specificare "paghiamo poco". Un musicista guadagna molto di piu' facendo un giro di concerti che da un contratto discografico.
Per quanto riguarda invece il cinema, attori e registi affermati pretendono pagamenti esagerati, e quindi, di conseguenza, si cerca di spolpare il piu' possibile il mercato.
Due eccessi opposti, e piuttosto che risolvere i problemi di base, si vuole bloccare internet.

Che si sveglino questi signori, il mondo cambia, siamo nell'era dell'informazione, e pensare di osteggiare internet e' un'idea da folli...
Quando Gutenberg ha inventato la pressa da stampa ha mandato in pensione i monaci amanuensi ( che sicuramente non avranno rinunciato volentieri agli introiti che ricevevano i monasteri per le loro copie), pero' nessuno nega i benefici che ha portato quest'invenzione. Oggi internet mandera' in pensione i miopi parassiti della cultura, e riuscira' dove loro han fallito: eliminare la pirateria (perche' quella a scopo di lucro e' pirateria. Il file sharing no), o comunque la ridurra' ai minimi termini.

In quanto detto, si e' tralasciata la contenutistica. Nella maggior parte dei CD costruiti per vendere ci sono 2 o 3 canzoni che sono belle, i restanti dieci brani sono dei meri riempitivi, messi li' per rendere piu' corposo l'album, mentre nei DVD, avendo a disposizione una gran quantita' di spazio, oltre al film, vengono aggiunti degli inutili riempitivi, come foto dei retroscena, interviste agli attori e altre amenita' del genere, che dopo essere state viste una volta, non verranno piu' guardate. Tutto cio' per giustificare dei prezzi eccessivamente alti.

Quindi, alla fine, si capisce che questi rispettabili produttori, quando difendono il diritto d'autore, non si preoccupano per l'Arte o la Cultura. A loro non interessa minimamente il contenuto di un'opera, ma solo il profitto che possono trarne da essa. Difendono il "diritto d'editore" o meglio "il diritto di parassita".

A dimostrazione di cio', si puo' vedere come di fronte ad iniziative in cui gli autori "donano" legittimamente la propria opera, certi editori storcono il naso, e, senza aver alcun diritto, tentano addirittura di impedirlo cercando di portare in tribunale gli autori "deviati" (ad esempio la licenza GPL, con cui un autore dice: "questa e' la mia opera, io ne detengo i diritti, posso farne cio' che voglio, pertanto ve la regalo"), con la scusa che la loro concorrenza sleale rovina il mercato.

Quindi dire che la crisi e' causata dalle tecnologie, e' voler nascondere i propri errori.

Questi parassiti fanno pressione con i loro potenti mezzi economici sulla classe politica a suon di finanziamenti elettorali, e molti politici, legiferano a loro vantaggio, penalizzando la diffusione della cultura, e quindi i cittadini.

Rendiamoci conto dunque delle storture perverse di questo sistema.
Negli Stati Uniti, e' stata emanata da poco tempo una legge che estende la durata dei "cosiddetti" diritti d'autore a circa 70 anni dopo la morte dell'autore stesso (*).
Oppure, il gruppo rock "R.E.M." non ha potuto includere nella raccolta dei propri successi una delle canzoni piu' famose, perche' i diritti di questa canzone (di cui tra l'altro sono autori i componenti del gruppo) erano stati acquisiti da una casa discografica diversa da quella che lo ha in contratto.

Le cose stanno cambiando.
E' avviata una mutazione che non potra' essere arrestata.
Ogni epoca ha i suoi speculatori.
Quest'epoca ne ha tantissimi e di tantissime specie diverse. Siamo felici di constatare pero', che almeno una di queste e' al tramonto.
Ovvio che nessuno vuole rinunciare ad incassi miliardari e chiunque lotterebbe per conservare i propri privilegi, ma la gente e' intelligente, e non si lascia ingannare dalle chiacchiere di queste persone, e queste riflessioni ne sono la prova.


Non ci resta quindi che augurare "BUONA MORTE PARASSITI".


NOTA:

(*)Il provvedimento (Sonny Bono Act), chiamato provvedimento Topolino dai piu', e' stato fortemente voluto dalla Disney, perche' altrimenti, con la vecchia legge, le prime immagini di Topolino (quelle del 1939) avrebbero potuto essere usate senza dover pagare i diritti d'autore alla Disney. Non dimentichiamo pero' che la stessa Disney ha usato per i suoi film d'animazione opere che non erano piu' protette dal diritto d'autore (proprio perche' decaduti quei termini che la Disney ha oggi fatto estendere), come "La Bella e La Bestia", "La Bella Addormentata", "La sirenetta","Biancaneve e i 7 nani", "Pinocchio", ecc.., senza sborsare un centesimo per gli autori. Bella coerenza.



 
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