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(Nota: Il decreto e' poi divenuto legge, ed in seguito e' stata fatta una lotta per ridurre le sanzioni di questa legge. Allo stato attuale le sanzioni per l'uso di reti di file sharing e' di circa 1000 euro per ogni singola opera scaricata, fino ad un massimo di 3000 euro)


E' stato emanato il decreto Urbani (DM 12 03 2004). Il testo e la relazione relativa sono all'indirizzo
http://www.beniculturali.it/news/comunicati/dettagliocomunicati.asp?Id=1618

(Se siete contrari al decretofirmate la petizione su http://no-urbani.plugs.it )

Viene da fare alcune riflessioni.

Nell'Italia dei condoni e degli inviti del capo del governo "a non pagare le tasse troppo alte", "a trovarsi un lavoro non ufficiale" (aka lavoro nero), si usa il pugno di ferro contro le reti peer to peer e lo scambio su internet di prodotti cinematografici.
Nell'Italia della crisi economica, con crack Cirio e Parmalat, promotori finanziari ingannatori e truffatori, dove il reato di falso in bilancio e' stato depenalizzato ad una multa, dove si fanno tagli alla spesa per l'istruzione, si indirizzano risorse a vantaggio dei soliti pochi noti.

La formula del decreto, e in particolare la frase "[...]Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di adottare provvedimenti in materia di beni ed attivita' culturali[...]" ha un che di grottescamente assurdo, specialmente vista la situazione dei beni culturali in Italia, molto spesso monumenti e opere sono lasciati a se stessi e sono preda di furti, incuria e sfregi.

L'Italia ha bisogno di ben altri provvedimenti urgenti.

Liberta'... dove sei?
Una rivista di informatica che allega un CD-ROM con una selezione degli ultimi software in giro sulla rete (ce ne sono parecchie in edicola), non potra' piu' fornire programmi di file sharing (WinMX, Gtk-Gnutella, Limewire, Kazaa, e molti altri piu' o meno noti), come molte riviste fanno negli ultimi tempi, pena una bella stangata.
Proseguendo, si legge che i provider devono fornire informazioni sugli utenti che scaricano troppo materiale da internet (in pratica, cani da guardia).
I provider sono dunque davanti ad un bivio:
o spiare i propri clienti (cosa alquanto laboriosa per motivi tecnici che non sto qui a spiegare), oppure fregarsene.
Comunque rischiano sanzioni: nel primo caso per la violazione della privacy, nel secondo per non aver segnalato il fatto.
Un metodo sarebbe quello di segnalare all'autorita' le persone che usano molto la connessione ad internet, impegnando molta banda. E quindi il sospetto ("leggittimo"?) che si stiano scaricando film da internet legittima l'intervento delle forze dell'ordine. (eh si... e' proprio "legittimo", questa legislatura e' piena di "legittimi sospetti")

Dopotutto, questi benedetti Finanzieri che lo prendono a fare lo stipendio? Se non possono perseguire chi fa il falso in bilancio, chi ricicla denaro sporco,(che tanto c'e' lo scudo fiscale), chi fa abusi edilizi (che tanto c'e' il condono), chi non paga le tasse e non fa lo scontrino (anche qui c'e' il condono), ...anf...anf... allora chi devono acchiappare?

Probabilmente, finira' come al solito in una bolla di sapone...
Secondo la Fime (federazione delle industrie del settore della musica) e' probabile che la disparita' di trattamento (lo scaricamento di film e' punito, quello di musica no) portera' a conseguenze sull'ammissibilita' del decreto stesso.
All'inizio faranno un po' di casino, poi niente piu', ma e' il principio che conta: quello della limitazione della liberta' della Cultura (con cui questo governo ha ingaggiato una dura lotta), per favorire interessi economici lobbistici.
Insomma, di culturale questo ministero ha ben poco.

Per la severita' delle pene, praticamente e' peggio scaricare un film da internet che non andare ad acquistare un grammo di coca da uno spacciatore.
Infatti, PAROLA DI MINISTRO:
"[...]introducendo la previsione di una sanzione quando il download è effettuato per uso personale[...]"
( http://news2000.libero.it/speciali/sp150/pg2.html ).
E siamo ancora a discutere di "uso personale" e "spaccio", non sembra di essere tornati indietro di una quindicina di anni?

Teniamo presente che cio' che e' sanzionato e' il download di film! Quello di musica e software no!!!!! Mi sembra una Medusa che voglia pietrificare gli utenti e impedirgli di scaricare film dal web.
(Superquiz - Chi e' il "mero" proprietario della Medusa Distribuzione? Suggerimento: E' lo stesso che e' "mero" proprietario della catena Blockbuster in Italia... Chissa' perche' in questo conflitto entrano in gioco un bel po' di interessi.)

Si arrivera' al ridicolo come negli USA, dove le major discografiche hanno portato in tribunale una dodicenne (tremenda terrorista che scaricava da internet le canzoni di Winnie the Pooh...)?

Tutto cio' si discute in un'Italia distante dal resto dell'Europa un'Italia governata da persone che non sanno gestire le nuove tecnologie, un'Italia da eta' della pietra dell'informatica, mentre il 9 marzo a Strasburgo è stata approvata la relazione di Janelly Fortou (moglie si un esponente delle major, quindi non certo una pirata!) sulla proprietà intellettuale che esclude la pena della detenzione per qualsiasi fattispecie di reato elencato e soprattutto, persegue SOLTANTO coloro che sfruttano commercialmente la pirateria. Il Governo italiano ha scelto una strada diversa, e lo ha dimostrato con questo decreto del 12 marzo.

Tornando al decreto, nell'articolo 4 dello stesso, invece, si "investono" fondi per "..progetti filmici che [...] abbiano ottenuto il riconoscimento dell'interesse culturale nazionale ".
Negli scorsi anni fondi simili sono stati usati per produrre film che sono dei flop assurdi (mi dite che razza di interesse culturale nazionale ha un film come "Senso 45" di Tinto Brass? Per non parlare di altre immondizie finanziate e finite nell'oblio)...

Il peggio di questo governo Berlusconi, e' che, se con una mano regala sgravi e condoni alle fasce abbienti (le persone normali non hanno bilanci da falsificare), con l'altra penalizza le classi sociali medie (non ultima la questione delle pensioni).

Il vantaggio del peer to peer e' una indiscutibile liberta'. Esempio: c'e' un film che parla male del governo, "qualcuno" molto ricco potrebbe acquistarne i diritti, e poi tenerlo nell'oblio, senza diffonderlo ne' in TV, ne su supporti ottici e magnetici (DVD e VideoCassette), tanto, essendo detentore dei diritti, il ricco padrone non deve rendere conto a nessuno. (Durante questa legislatura alcune pellicole sono state boicottate perche' "scomode"). Con il p2p il film potrebbe essere ugualmente diffuso, ma ora la diffusione e' vietata e punita severamente. Non e' violazione dello scambio libero di idee questo? Siamo a provvedimenti da governo cinese.

In Cina, il governo, timoroso della liberta' data da internet, ha creato una specie di muraglia telematica per impedire contatti con gli altri Paesi. In Arabia Saudita le restrizioni sono cosi' forti che perfino un sito come quello dei Rolling Stones e' inaccessibile agli utenti sauditi. Oggi i provider italiani dovranno attrezzare filtri per impedire gli scambi e bloccare le reti p2p (proprio come si fa in Cina) e dovranno chiudere i siti che parlano di p2p (come si fa per i siti dei pedofili). Ma il governo italiano e' cosi' ignorante da non sapere che un sito in lingua italiana sul p2p puo' essere aperto su un server di una qualsiasi altra nazione senza incorrere in sanzioni di alcun genere? Bloccheranno l'utilizzo dei server italiani (violando palesemente la liberta' di parola, come gia' accaduto in passato), ma resta comunque la possibilita' di appoggiarsi all'estero. Per quanto riguarda la possibilita' di fare scambi, e' in studio una rete, chiamata Freenet, creata proprio per quei paesi con problemi di limitazione di liberta' come Cina e Arabia Saudita, per scampare a censori e persecutori.
Mai avrei pensato che in Italia si sarebbe presentata la necessita' di utilizzare una rete simile.

INTERNET E' CRESCIUTA IN BASE AD UN IDEALE DI LIBERTA' E CONDIVISIONE. QUESTO SPAVENTA I GOVERNANTI OSCURANTISTI CHE VORREBBERO UN MONDO PLASMATO DALLE DIRETTIVE IMPARTITE ALLE TV DI LORO PROPRIETA', CHE VORREBBERO DECIDERE QUELLO CHE LE PERSONE DEVONO VEDERE OPPURE NO.


Questo decreto non e' a difesa del diritto d'autore.
E' a difesa del diritto d'editore.
Gli autori vengono pagati a contratto. Tutto il di piu' va all'editore, che cerca di spremere come un limone ogni minima parte dell'opera dell'autore.

Significativo e' questo stralcio da un articolo dell'inserto ."Affari & Finanza" di Repubblica di oggi (29 marzo 2004) in merito al decreto Urbani:
Il commento di Andrea Monti, presidente dell'Alcei, associazione per la liberta' nella comunicazione interattiva che dal 1994 si batte per il rispetto dei diritti del cittadino nell'uso delle reti telematiche, pensa che il decreto Urbani sia inutile e dannoso. "In sostanza", scrive Monti, "una ennesima legge papocchio in cui si mescolano temi diversi e non connessi fra loro, come il terrorismo, e la duplicazione di musica, video e software".





 
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